Cure palliative pediatriche, la carica dei “noi ci siamo”: dal lungomare di Catanzaro un appello alla politica

Il Giro 2026 accende la “Comunità curante”: infermieri, medici e famiglie uniti per trasformare la cura in diritto concreto. “Non fine vita, ma dignità, reinserimento e vita vera”

CATANZARO –  24 MAGGIO 2026 –  Ieri la giornata inaugurale con la visita dei clown al reparto di Pediatria dell’Azienda ospedaliera Renato Dulbecco di Catanzaro, dove protagonisti assoluti sono stati i piccoli pazienti. Oggi l’appuntamento sul lungomare di Catanzaro. Partenza dal monumento ai caduti “L’Ancora” e arrivo al Parco “Gaslini” tra musica, allegria, speranza e tanto, ma tanto, desiderio di dire “noi ci siamo”.

L’adesione dell’OPI al Giro d’Italia delle Cure Palliative ha ribadito ancora una volta che il progetto nazionale nato per promuovere la cultura dell’assistenza pediatrica e del supporto alle famiglie dei bambini affetti da patologie complesse va sostenuto senza se e senza ma.

Il tema del Giro 2026, la “Comunità Curante”, ci ha fornito lo spunto per ragionare su un modello basato su responsabilità condivisa e solidarietà. La cura non riguarda solo gli aspetti clinici, ma anche la dimensione umana, relazionale e quotidiana della persona. Accanto a noi, dirigenti medici ospedalieri, docenti, familiari e amici con il solo obiettivo di continuare a sostenere pazienti e famiglie. Insieme si può contrastare l’isolamento e rendere la cura più umana e istituzionalizzarla.

Questo il messaggio finale che abbiamo lanciato oggi dal Gaslini: faremo rete con affinché le istituzioni competenti, ai vari livelli, compiano il passo necessario. E se necessario, per l’anno prossimo abbiamo in animo di organizzare l’iniziativa legata al Giro nel cuore della politica regionale.

Oggi al Gaslini abbiamo sbandierato l’intento di portarlo diritto diritto nel piazzale della Cittadella Regionale di Germaneto. Lo abbiamo fatto con una giornata di sensibilizzazione tra gadget, palloncini, brochure e un pizzico di  sana follia.

Busseremo, urleremo, ci faremo sentire. Faremo rete per dare concretezza alla “Comunità curante” reale a cui i pazienti fragili hanno diritto. Perché cure palliative non significa fine vita, non “inguaribilità” ma trattamenti umani e dignitosi da cui dipendono reinserimento e vita. Quella vera.

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